(non) voglio correre più


Si chiama crisi di mezza etá, la puoi trovare in un angolo buio dell’autunno. A volte dietro un compleanno festeggiato a caso, che manco ti andava poi.

Ho capito cosa è questa crisi di cui parlano in tanti. È successo così, tutto d’un tratto, mentre viaggiavo. Ora vi racconto tutta la storia.

Da piccolo ero un bravo bambino, mi dicevano di studiare e studiavo. Le scuole le ho passate filato, con un buon punteggio. Ho voluto anche fare l’università, che mi scocciava lavorare, mi sembrava poco interessante.

Ecco! la sensazione che vivi è proprio di prendere velocitá. Studi, esami, acceleri. Box di servizio, l’estate oziosa e il mare. Eppoi di nuovo studi esami acceleri.


Arrivi alla fine delle scuole e ti dicono che non è finita la gara, che non è pronta la coppa, ma che sei a buon punto, ma che devi ancora correre. Stai andando bene, c’è riuscito anche lo zio, tuo padre. Tu ce la farai. Vero.

Trovi lavoro, corri 10 anni, magari prendi anche lo slargo e corri anche con la compagna, poi moglie, e allarghi la macchina coi figli. Senti che devi accelerare ancora, monti una nuova marmitta, metti benzina più spesso, perchè hai il carico pesante, siete in 3 o in 4 se non in 5. Corri.

Ogni tanto vedi vecchi amici passare avanti, o indietro, dipende per cosa corri, se sei per la gara veloce, o per quella lunga. E corri ancora. Sono circa 3 o 4 decadi che corri, mica ti vorrai fermare ora. Sei abituato, hai preso il ritmo. Corri.


Poi arriva un momento, una epifania, a volte è un giorno di silenzio, e pace, in cui decidi di riposarti. Ahiahiai. Ti fermi. Tragico. Errore. Fatale. Ti sei fermato.

Hai scalato marcia, pensi, credi di aver rallentato. Errore. Ti sei fermato.
Dal tuo nuovo luogo, vedi tutto differente. La brezza che prima si creava ai bordi, ora è di fronte. Il paesaggio che scorreva ai lati, bello come lo avevi conosciuto negli ultimi 5 anni di mutuo, assume colori diversi. Prima era picasso, guernica, facce stravolte, affusolate, contorte, oblunghe. Modigliani.


Ora che tutto è fermo, attorno vedi mirò, trovi i tuoi amici, ma peggio – te stesso – come botero. Hai amato le linee, e ti trovi nelle curve. Pensi che è solo un momento. Tornerai a correre.


Io ho guardato attorno, e la cosa che ho trovato, anzi che non ho trovato, sono i guardrail. Ho cercato la pista dove correvo e non la vedo. Un attimo di sbando, mi dico, e giro intorno, cercandola. E la sorpresa più grande è proprio non trovarla.

È primavera, ed è una stupenda primavera.

La crisi sorge quando ti accorgi che correvi, ma la pista non c’era più. E vai in crisi perchè sono quasi quarant’anni che corri, e pensi di saper fare solo quello. Che quella sia la vita.

La crisi termina quando capisci che la pista non c’era perchè non c’era mai stata. Era una illusione. Una proiezione lanciata da bambino, verso avanti. Termina quando capisci che ora sei libero, in tutte le direzioni. Niente pista.

E finalmente corri. Come botero. Ma libero.

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