Un’estate nudi al lago


Mi piacerebbe posare nuda” dice Maria “ma mi vergogno. Cosa possono pensare poi al paese, se mi vedono. Eppoi non so se me la sento…


profilo di Maria in bianco e nero

Sono Pablo Verduda. Sono un fotografo.

Maria

Maria è alta circa un metro e settanta, nel fresco dei suoi 23 anni, capelli neri lunghi, corpo flessuoso e pieno come chi ha fatto palestra il giusto, e ha ricevuto dalla nascita più della media.

Mi piacerebbe fotografarti tutta nuda” dico io.
In silenzio, aspiro una boccata di fumo.
Aspetto la sua reazione.
Di pudore, “Come dici? Hai mica detto TUTTA?”
Di vergogna, “Mamma mia, come suona male a voce alta
Di rimprovero, “Ma come ti permetti?!!”
O di stupore, “In che senso? Scusa ma io non sono mica una…”

Le ragazze di oggi

La reazione attesa non arriva. Attende che completi la mia frase.
Rimango stupito, ma non lo mostro.
Finisco di soffiare in alto.

Di solito sono 500 sesterzi per il servizio, ma direi facciamo 100 e…” aspiro più a lungo. Non è muta, voglio giocare in due questa partita.
Eee…?” fa lei con un minimo tocco di rossore sulla guancia.

Affascinante ancora di più di prima, con un pizzico di falso pudore viene meglio. Sto pensando quasi quasi ad eliminare luci e flash, e fare un set all’aperto. Magari acqua, magari rocce e sabbia. Forse qualche bianco e nero, con quella pelle liscia e lattiginosa. Mi trovo curioso a domandarmi dettagli anatomici tra me e me.

“…e un accordo sulla vendita delle foto nel caso trovassimo un magazine a cui venderle“. Mento sapendo di mentire. Sperando che sia ancora ingenua inesperta da cascarci.

La società di oggi

Ci pensa un attimo, come se davvero non sapesse come dirlo a mamma e papà; coppia medio borghese con una laurea in due, in biologia, conoscenza professionale di fiction, e partecipazione annuale a miss piccolopaeseinculoalmondo e miss piccolaprovinciasempreinculoalmondo. Papà è sotto in macchina ad aspettare. Mamma a casa a preparare le lasagne.
Di che percentuale parliamo?” chiede lei.
Consegnandosi direttamente nelle mie mani.

Lo sporco lavoro 1 – set up

Giornata senza nuvole, mattinata inoltrata. Abbiamo diverse ore a disposizione per trovare l’inspirazione.
Partiamo in moto dalla piazza vicino.
Andiamo direttamente ai laghetti a una decina di chilometri.
Non è il miglior posto per un set nature ma è silenzioso e completamente vuoto durante la settimana.
Meno persone, più tranquillità, più tempo per lavorarci su.
Nelle bisacce ai lati del mio 900cc ci sono lenti, filtri e batterie. Nello zaino mio, un costume per me, colore e trucchi per lei. Lei porta lo zaino come le ho chiesto.

Le ragazze di oggi

Nel suo zaino, tante cose.
Un bikini, per sentirsi sempre pronta a cambiare idea e ridimensionare la superficie da esporre.
Un coltello e uno spray per autodifesa, per sentirsi tranquilla, nel caso questo “sconosciuto, perchè sempre di uno sconosciuto si tratta, non si abbia strane idee in testa e mi voglia rapire, legare e sodomizzare.”
Dei profilattici per sicurezza, nel caso ci scappi un pò di divertimento nel pomeriggio, anche perchè “non si sa mai, metti che poi ha qualche malattia, come dice sempre la mia amica francesca
Olio vegetale per rendere la pelle lucida, finto effetto sudato.
Olio vegetale abbondante, per scopi eventuali e vari.
Veli e accessori vari, su mia richiesta, per variare un pò tra una foto e l’altra.

Lo sporco lavoro 2 – componi, fuoco, esposizione, ri-componi

Passiamo ore splendide a provare tutte le posizioni che ho studiato la sera prima, guardando i maestri di sempre. Soprattutto Polaroid. Grazie Helmut.
Nessuno ci disturba.
Solo una moto di passaggio si ferma. Ci osserva per dieci minuti. Io sorrido. Lui capisce. Se ne va veloce, dopo aver posato in tasca il suo iPhone. Frustrato.
La parte complicata non è toglierle i vestiti la mattina arrivati, ma mantenere docile Maria. Esuberante come non immaginava, prova ad essere seduttiva riuscendo solo elaborata, artificiosa, artificiale e costruita.

Mi metto il costume anche io e la invito a fare un bagno insieme nel lago.
Mi cambio di profilo, per mostrarmi senza pudore come ha fatto lei. Interamente. E per sperare in una sua reazione fantasiosa entro la prossima mezz’ora.
Mi tuffo e lei mi segue.
Ho un crampo allo stomaco, scusa, forse la colazione” dico dopo nemmeno 30 secondi. “Esco un attimo. Vado a sedermi vicino la moto, ok?”
Lei nemmeno ci riflette e continua a godersi il fresco.

Mi nascondo dietro dei cespugli. Finalmente posso prendere la macchina e iniziare davvero a scattare. Come speravo la vista del mio corpo ancora snello, ha avuto il suo effetto. La vedo nuotare pensierosa e sorridente come chi fantastica esperienze proibite ma possibili.
Scatto un centinaio di foto.
Colori. Bianco e nero. Bokeh. Orizzontale. Verticale.

Le ragazze e i ragazzi di oggi

Poso tutto e mi tolgo il costume.
“Forse era solo il costume un pò stretto” dico, e mi tuffo.
Lei sorride senza credermi e si mette a nuotare a rana, giusto un metro avanti a me.
Io sorrido e mi tengo ad un metro di distanza, godendomi il fresco.

I ricordi di un’estate di anni fa

Sono sempre in giro con il caldo. Pantaloncini, qualche filo di pancia. Forse più del giusto. Un anello in più all’anulare e qualche ruga agli occhi.
Amo il parco vicino casa, immenso e luminoso.
Penso a lei, a Maria, chissà cosa fa oggi. Forse madre di tre marmocchi che strillano, mentre cucina i cannelloni e stira camicie da offerta 99€ se ne compri 4.

Malinconico, scatto un pò in bianco e nero. Per togliere verità e inserire ricordi. Inventati molto spesso. Migliorati, sempre.

Scatto, e vedo: Maria?
Il suo profilo non lo dimenticherei mai” penso.
Mi trastullo con l’immagine senza colori, dal display a 3 pollici.
Ingrandisco e guardo ancora.
Lei è di profilo nella parte sinistra dello schermo, a metà altezza, inarcata come se stesse ancora posando. Vedo i dettagli che ricordo.

Mi rcordo di nuovo dei cannelloni.
A casa mi aspetta pasta al forno e forse cotolette.

Guardo il display ingrandito 5 volte.

Ancora con gli occhi bassi mi volto e vado via.
Sorrido malinconico.

Ringrazio in silenzio.

Il bianco e nero non tradisce mai.

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Sono Pablo Verduda.
Sono un fotografo.

Leggi qui tutte le storie di Pablo Verduda

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