Il popolo che si ribella



Con il caldo che arriva come ogni anno, arrivano le reazioni come sempre.
Londra in fiamme, la gente che protesta di fronte al parlamento, in piazza, che lamenta delusione, sofferenza.
Gente disillusa.

Esco in giro tra la fine della mattinata di lavoro e prima dell’inizio del pomeriggio di lavoro.
In un’ora di solito si trovano 5 o 10 occasioni di uno scatto genuino, di un momento di insolita bellezza, o di semplice quotidianità che se tagliata e compostacorrettamente rivela come il semplice non sia mai banale.

Esco e cammino.
Dito pronto sul grilletto.
Cammino e sudo.
Ri-controllo le impostazioni.
Cammino più velocemente, in cerca.

Nulla.
Silenzio.
Caldo.

La gente che incontro ha il viso stanco, arrabbiato. Immagini di gente depressa. Spero in qualche corpo a corpo. Di sensualità o di guerriglia locale.

Nulla.
Niente fotogiornalismo oggi.

Dieci minuti rimasti di tempo e nemmeno una buona occasione.
Continuo a sentire il peso dell’atmosfera di ribellione e improvvisamente mi si rivela una idea:
perchè non andare a cercare questi riottosi?

Corro alla più vicina piazza del parlamento (fortuna voglia che mi trovi a Roma).

Finalmente li trovo.
I miei protagonisti.
I signori arrabbiati che vogliono cambiare il mondo e lo dicono apertamente. Le loro bandiere gridano inni di rivoluzione, rossi e dinamici.
Sono la miccia del popolo stanco, pronta a scoppiare.

Passano dei turisti e inquadrano anche loro i miei protagonisti. Riesco a inserirli nel mio quadro di realtà, tenendoli negli angoli bui, quasi ad entrare nella cornice del racconto.

Respiro a polmoni pieni il ruggito della piazza.

Scatto.
Guardo il dettaglio. Cancello.
Aumento la saturazione, dimuisco il dettaglio (—nitidezza), aumento il contrasto e vado in modo manuale. Tempo lungo e chiudo l’obiettivo.
Scatto.
Guardo e non vedo più il dettaglio che mi disturbava ma solo l’emozione complessiva che cercavo.

Eccola qui per te, in maniera da poter sentire anche tu quello che sta succedendo nel mondo, e anche vicino a te e a .

[AGGIORNAMENTO]
Mi rendo conto di non aver spiegato quale dettaglio mi disturbava. E forse quindi servirà a rendere più chiaro perchè c’era bisogno di meno nitidezza e solo colori.

In piazza, ho sentito la voce del popolo, ma non ho visto il popolo.

Le persone che si trovavano lì, a protestare per noi, per il nostro futuro, erano circa 20.
E non solo perchè fosse orario di pranzo.

Cosa ci aspetta il futuro se continuiamo a partecipare seduti sul divano, comodi davanti ad un computer, alla storia che passa di fronte a noi?

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