La complicata relazione tra un pilone libero ed una catena


catena near attaccata ad un pilone, come una cozza sullo scoglio

La familiarità di certi oggetti è paurosa.
Li guardi e pensi che qualcosa ti attanaglia. Qualcosa di vago. Non sai cosa ma lo senti.
E stai a osservare il niente per un tempo lunghissimo, senza pensare.

Su una strada qualunque, un giorno qualsiasi, trovi un bellissimo pilone di cemento (la bellezza è nell’occhio) e una catena che sembra crescere rigogliosa di sopra. La mano dell’uomo è lontana e la natura cittadina ha un qualcosa di magico, nelle prime ore del mattino.

Poi lo stomaco parla. Confuta. Si torce.
Capricci.
Con chi comunica, non lo sai. Forse è in cerca del cornetto e cappuccino che ancora non sembra arrivare. O forse sente qualcosa di familiare.

La catena è sempre lì. Immobile. O immota. Non importa.

Scacci via il desiderio di zuccheri.
Qualcosa di più importante si sta per rivelare.

Poi niente. Nulla.
Non si rivela.

E allora vai avanti e cerchi di sgomitare al bar per il tuo solito posto.
Un cornetto e un cappuccino” chiedi, tra il tizio pelato che vuole “un cappuccino chiaro in tazza tiepida” e la bionda tatuata che preferisce “un caffè schiumato freddo al vetro”.
Il tuo cappuccino e cornetto sembra banale, ma ha il gusto della libertà.

Sei libero di non conformarti alle variazioni o di farlo, conformarti a te stesso.
Come vuoi tu.
Almeno in queste piccole cose, sei ancora il tuo padrone.

Entri a lavoro.
Vedi che fra un paio di giorni passa la rata del mutuo.
Ti ripeti ancora:

Almeno in queste piccole cose, sei ancora il tuo padrone.

Anche tu ti credi ancora libero? Affitto o mutuo?
Sfogati qui!

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