Come truccarti per sembrare più matura, e più attraente


Vista di ombrelloni e spiaggia in uno stile nostalgico, su pellicola vecchia scolorita

Sono nato dopo gli anni ’60, eppure sono nostalgico.
Quando parlano degli anni passati, mi sembra come se ci fossimo persi qualcosa che non torna più.
“Ah! Quelli si’ che erano anni ruggenti!”
Li odio.

Saranno morti quando io sarò vecchio e decrepito; e girando con il bastone, stanco, su un autobus, disturberò un ragazzino per chiedergli dieci volte se

siamo già alla fermata che cerco?

E non gli dirò che mi mancano gli anni ’90, forse non capirebbe nemmeno che parlo del secolo scorso.
Glorioso.
E non gli dirò che mi mancano l’inizio di millennio, di certo.
Con tutto quello che ci è malcapitato.
Tanto non lo studierà a scuola, si fermerà come sempre alla prima guerra mondiale e poi via di corsa fino alla seconda, gli ultimi giorni prima dell’esame.

Ma continuerò a trasformare la visione di un presente noioso, banale, sempre uguale. Con piccoli trucchi. Come fosse lo smalto, la cipria, quello che veniva chiamato belletto. Ma invece che al mio corpo, malinconico oggi, stanco che si trascina fra 70 anni, lo metterò allo sguardo.

Passeggiavo su un lungomare, uno come potrebbe essere quello della tua città di mare.
Non è più nuovo, nè costoso. Nemmeno più chic. È uguale, semplicemente.

Lo guardo. E mi manca.
Mi manca la bellezza che vedo, quando fra decenni non ci sarà più, ingolfata, sporca, rovinata, ricostruita. Mi manca oggi quello che so che perderò in futuro.

Tu hai mai questa sorta di déjà vu malinconico al contrario?
Spesso.

Allora scatto.
Polarizzo, scurisco.
Muovo un po’, alzo il contrasto e tolgo nitidezza.
Voglio proprio vedere cosa sto guardando dentro di me fra 130 anni.

E viene fuori che mi manca la capacità di avere nostalgia di aver vissuto qui, 50 anni fa.
Ma non c’ero ancora.
Per colpa di mia madre che non era capace di rimanere incinta a 4 anni.
Maledetta principiante.
Io no.

Mi teletrasporto in avanti e indietro con filtri e ombretto.
Seppia, blu, e pellicola graffiata.

Malinconia.
Gioia dentro alla nostalgia.
Piacere perverso di guardare attraverso il rumore.
Desiderio di stampare una foto e poi bruciarla un po’ al sole.
Due tagli, una piega e un graffio.
Alla fine però mi ritrovo a guardare:

  • Batto le ciglia. In bianco e nero.
  • Batto le ciglia. Color seppia.
  • Batto le ciglia. Saturo di blu.
  • Batto le ciglia. Sole brucia rosso.
  • Batto le ciglia. Ieri.
  • Batto le ciglia. Oggi.

sei tagli del muro che mostrano una visione di colori differente
Sorrido.
Batto le ciglia.
Poso la macchina.
Rilasso il flash e il dito.

E me la godo.

In poltrona, ovviamente.

Tutti i fatti relativi a mamme o mamma sono da considerare fantasiosi oppure riferiti alla mamma di un altro. La mia non é mai stata bambina, nè principiante. Non ci credo alle foto invecchiate che mi mostra.

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