Ti sei mai perso nello sguardo di 1 sconosciuto?


The screaming silence of no one

Leggo tanto. Leggo spesso. Leggo dove possibile.

Trovo interessante un autore e provo a divorare tutto lo scibile firmato da lui.

Porto sempre un libro con me. Almeno uno.
Cartaceo. Elettronico.
Altrimenti non mi rilasso. Senza mi sembra di poter rimanere senza ossigeno e soffocare. Non dormo in volo se non so di averne uno a portata di mano.

Ho imparato ad amare il treno e il bus e la metro perchè sono attimi che rubo a me stesso, dove posso leggere. Vado più piano e aspetto le coincidenze. Ed a volte sono proprio belle.

Scrivo poco. Scrivo quando posso. Scrivo su computer.

Non credo che avrò mai la sensazione di scrivere abbastanza. Troppi pensieri. Emozioni. Idee. E le parole non mi bastano. Certi concetti hanno colori inediti, e sapori troppo personali.

Tutto tace e dormono tutti. E scrivo, alla faccia del sonno che domani mi mancherà. Tanto domani ci penserà un altro uomo a me. Io cambio di ora in ora. Lui non mi interessa.

Mai avuta una calligrafia (non ho mai dimenticato la mia maestra che diceva “bella calligrafia è pleonastico! Callos dal greco significa già bella”). Meglio i caratteri preformattati del mio ipad.

Osservo tanto. Osservo quando non mi distraggo, non scrivo, non leggo. Osservo la gente principalmente.

Negli anni ho trovato un narratore che mi racconta delle storie spesso interessanti. Gli basta vedere quello che osservo. Qualche minuto di riflessione. Poi mi racconta fatti ed episodi. Come se li avesse davvero vissuti. Così reali. Così ridicoli. Troppo realistici. E lo porto sempre con me, dentro.

La gente ha dei volti piacevoli, strani, a volte grossi, abnormi, su spalle piccole. O piccoli occhi e fronti spaziose. Sembra che si perdano pensieri intorno. Lunghi o larghi, con fronde rigogliose e teste lucenti. Siamo tutti casi umani. Casi interessanti.

Poi vedi quello. Lui. Hai presente?
Ti rimane dentro per giorni. Non sai perchè.
Non era bello particolarmente. Nè alto, sgorbio, strano. Non ricordi un odore o un colore. Sai solo che non se ne va via facilmente.
Ti ricorda qualcuno? Forse? No davvero. Ne sei certo.
Eppure passano giorni senza pensarci, poi vedi la foto e BAM! ti si scaglia contro. Con la sua forza emotiva, urla.
Lo stomaco si ritorce un po’, un dente mi fa male, sarà per via dell’umidità.

Vivo. Prego. Piango

Vivo una vita felice. Piena. Sufficiente. Calma ed emozionante.

Prego che anche tu la possa trovare amico mio. Da qualche parte, qui giù tra noi fortunati. O se preghi anche tu, magari dopo in paradiso, a raccogliere la luce calda del creatore.

Piango dentro a volte.
Ed ogni volta mi rimprovero di non averti dato ascolto.
Di aver fatto come tutti gli altri.
Passano accanto e non ti vedono.

Io sono peggio di loro: io ti ho visto, fotografato, ritoccato, portato con me, pubblicato su internet, stampato su carta…e nemmeno io ti ho ascoltato.

E nemmeno io ti ho donato un € che poteva fare la differenza tra una giornata di sole e una di nebbia.

Scusami,
Ti penso.

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