Gli sporchi imbrogli di un analista di dati
Ogni volta che preparo una slide, penso a come usare i dati che mi hanno fornito. E puntualmente mi sento di aver imbrogliato tutti.
Voglio confessare questa vergogna, da analista dati pentito.
Prendiamo il classico esempio che gira su facebook, per provare che Dio non esiste.
Cosa dice? Molte cose. Molte nascoste:
- Parla di scienza, e misura un asse con il quoziente di intelligenza QI
- Usa la percentuale di ateisti come se fosse un obiettivo da raggiungere (per chi legge da sinistra a destra)
- Posiziona gli assi per mostrare una curva crescente verso destra, e cioè correlazione positiva
- Propone il QI come se fosse un segnale positivo
Allora vediamo come gli stessi identici dati possono mostrare qualcosa di diverso.
Ora troviamo che la fede è un obiettivo e che la crescita di fede implica diminuzione di QI. Sembra quindi che il QI sia un ostacolo, dunque.
Inoltre l’ateismo e l’agnosticismo non vengono confusi, e non viene considerato ateo chi non ha preso posizione.
Inoltre una curva a discesa verso destra comunica un segnale di opposizione, e non conferma nulla ad uno spettatore. Solo che c’è qualcuno che perde in entrambi casi.
In ultima analisi, dico che non bisogna mai bere le rappresentazioni di dati senza sapere la morale e l’obiettivo di chi crea il grafico.
Perchè chi mette i colori, mette anche le idee.
Per restare a tema, prego che nessuno capisca, e capisco perchè nessuno vorrà crederci.











queste cose andrebbero fatte alle elementari, così come per le tecniche di linguaggio usate nelle pubblicità. grazie incursore di dati
e invece si instillano miriadi di pre-concetti e pochi strumenti per analizzare le cose da noi stessi