What? The Ugly Truth

No beliefs doesn't mean Don't believe

7 pensieri in viaggio


Esco di casa e vedo che la neve è ancora in stato interessante.
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Allora sovrappensiero aggancio il cordino del marsupio con la macchina fotografica. Esco in fretta e guido nervoso. Come sempre la neve ritarda, blocca, stravolge e confonde. E non so se il treno arriverà, se in ritardo, se troppo in ritardo.

Arrivo in stazione.

Il treno arriva silenzioso e calmo.
Come la neve. Dolce e misteriosa.

Il paesaggio che trovo oltre il caldo del finestrino è piuttosto semplice.
Colori invasivi, neve diffusa e emozioni mai chiare.
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Non ho idea di come sarà la mia giornata.

Poi un brrrrrr.
Ho un brivido di freddo ai piedi.
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Magica come sempre, la modalità Automatica della macchina, rileva le variazioni del mio umore e ricalibra le impostazioni per mostrarmi fuori quello che sento dentro.
Chissà perchè i fotografi usano la modalità manuale. Forse per vergogna

Mi distraggo a riflettere su principia e regolari, criteri obbligatori.
Chissenefrega!”
Mi sposto a pensare che se un fotografo più un altro fotografo fanno solo due fotografi, quando la macchina ZAP si concentra su un particolare.
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E mi spinge a rileggere cosa sto pensando.
Figure e forme regolari.
Invece voglio anarchia di pensiero. Emozioni caotiche.

Cerco di capire cosa mi possa portare lì, e parte di nuovo. ZAP ZAP.
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Credo che mi voglia fermare sulla strada di un pensiero rivoluzionario.
Meglio standard e conformità. Non siamo figli di guerra. E nemmeno di rivoluzione abbiamo mai mangiato a tavola. Solo nelle fiabe. Forse

Sfumo ancora, e parto in un “ohmmmm, ohhhmmm“.
Mi pulisco e rinfresco.
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Mi ritrovo fuori nel mio io dentro.
Yin e Yang sono solo parola, ma quindi sono concetti e li trovo profondi nella semplicità di un soggetto bruciato, con punte elevate di istogramma e soffuso e confuso. Ma dà il senso del nonsense.

Mi racconto che va bene.
Per ora.
Poi torno al mio viaggio.

Domenica senza andare in chiesa è come una foto bianca. Pulita, bella. Ma inutile. Mi sentivo depresso a restare a casa senza il calore dei fratelli e sorelle che troverò più tardi. Senza la comunità di gente che in qualche punti ha valori comuni ai miei nuovi valori comuni ai loro. Insomma cercavo gente.

Mi riscalda già sapere di arrivare.
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E mi sento comodo, piacevolmente in amore.

Mi lascio andare a struttura. Lunedì si lavora, neve o non neve. E come sempre si tratta di dare corso al monotono necessario processo. Niente di più, niente di meno. Purtroppo.
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Vedo l’ultima delle instantanee che mi regala un bottone incipiente.
Due soggetti con una fava. Uno è secolare, elettrizza milioni di persone, stabile ma flessibile, collaudato dai secoli, necessario alla sopravvivenza delle persone. L’altro, è il vaticano. Forse al contrario. Ma sono fusi insieme e non li distinguo.
Ma entrambi mi toccano e sono lì.

Che io li guardi o meno.
Forse.

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This entry was posted on February 5, 2012 by in storie ITALIANE and tagged , , , , , , , , , .
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